La derattizzazione: i consigli per affrontare il problema portato dal freddo

Con l’arrivo dell’autunno, gli animali infestanti che tecnicamente appartengono alla famiglia dei muridi (ossia ratto grigio, ratto nero e topo) si avvicinano agli ambienti domestici dove sanno di poter reperire cibo e di trovare rifugio dal freddo.

In questo frangente, cosa va raccomandato?

Avviare sistemi di derattizzazione può significare l’utilizzo di esche rodenticide, contenenti una sostanza tossica ad impatto ambientale significativo. Oggi però, soprattutto a livello europeo, si prediligono sistemi di cattura che assicurano alla vittima un livello di sofferenza nullo, e che inoltre riducono il più possibile l’effetto di avvelenamento secondario e di contaminazione dell’ambiente.

Di conseguenza, è ormai sempre più consigliato avviare procedure di derattizzazione più ecologiche che richiedono collaborazione tra il cliente e il professionista della disinfestazione. Ecco quindi che il disinfestatore l’addetto ai lavori da ascoltare quando fornisce istruzioni sul comportamento da tenere nel proprio ambiente per garantirlo libero da infestanti: pulizia, gestione rifiuti, installazione dissuasori, chiusura dei fori e delle crepe, sistemi di cattura efficaci e adeguati.

Si parla, in questi casi, di gestione dell’infestazione in maniera “integrata”: un insieme di regole comportamentali da seguire per rendere l’ambiente meno gradevole agli infestanti e qualora sia necessario, l’intervento deve essere mirato e proporzionato all’entità dell’infestazione tenendo presente il contesto dove il problema si manifesta.

Certo, i ratti possono spaventare ben più degli insetti, ma è bene sempre ricordare che, così come l’intensità del dolore non determina la gravità della patologia, al tempo stesso la dimensione dell’infestante non è direttamente correlata all’effettiva gravità dell’infestazione. Il piccolo topolino fa gli stessi danni del grande ratto.

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